Lo scenario energetico di fondo in cui ci troviamo ad operare parla purtroppo abbastanza chiaro: petrolio e gas hanno riserve accertate pari a circa 18 volte il fabbisogno mondiale annuale corrente, il carbone di circa 50, l’uranio di 1,5 (poco meno di 5 includendo anche le risorse speculative).
È opportuno a questo punto sottolineare alcuni aspetti della crescita del mercato fotovoltaico, analizzando delle possibili strategie di sviluppo.
Lo scenario energetico di fondo in cui ci troviamo ad operare parla purtroppo abbastanza chiaro: petrolio e gas hanno riserve accertate pari a circa 18 volte il fabbisogno mondiale annuale corrente, il carbone di circa 50, l’uranio di 1,5 (poco meno di 5 includendo anche le risorse speculative). Includendo poi anche tutte le risorse speculative di tutte le categorie di costo si arriva a 25 milioni di TWh, pari a poco meno di 200 volte i consumi del 2006. Ma con un tasso di crescita del 2% nella domanda ed una quota ricoperta dalle rinnovabili sotto il 20%, tutte le riserve convenzionali sarebbero esaurite prima del 2100.
In uno scenario mediano di sviluppo energetico la penetrazione delle energie rinnovabili raggiungerebbe il 20% del totale nel 2030, il 50% nel 2050, l’80% nel 2100;per raggiungere questo obiettivo “basterebbe” una crescita iniziale (del FV) del 20%, del 10-15% nel medio termine e del 5% nel lungo termine. Per fermare i cambiamenti climatici (concentrazione di CO2 < 425 ppm) e/o per evitare “scossoni energetici”, è però necessario uno scenario “accelerato”. Una rapida crescita e diffusione delle energie rinnovabili è pertanto indispensabile per risolvere le emergenze energetica e climatica, e d’altra parte la crescita del mercato fotovoltaico negli ultimi anni è molto rapida (negli ultimi 5 la crescita media nel settore FV è stata superiore al 40%), tanto rapida da raggiungere in certi casi il limite della sostenibilità industriale.
Se guardiamo quindi agli aspetti critici di una crescita tanto rapida, possiamo individuare due punti fondamentali: una dissipazione delle risorse disponibili ed uno sfasamento tra la domanda e l’offerta. Se infatti in una situazione ideale di mercato sussiste un andamento ciclico che ad un aumento della domanda generato da un piano di incentivazione fa seguire un aumento della produzione, che porta (grazie ai vantaggi ottenibili dall’utilizzo di economie di scala) a sua volta ad un abbassamento dei costi e(di conseguenza, se nel mercato sussiste una sana e libera concorrenza) dei prezzi finali, la crisi nell’approvvigionamento delle materie prime, e nella fattispecie del silicio, fa sì che la crescita della produzione sia minore di quanto ipoteticamente possibile , il che porta ad un abbassamento sì dei costi, ma che non si rispecchia in una parallela diminuzione dei prezzi, i quali finiscono per aumentare.
In sé il raggiungimento di una situazione limite non è necessariamente preoccupante, ma lo diventa nel momento in cui il ciclo da “virtuoso” si trasforma in un ciclo “marcio”.
Per evitare che questi fenomeni si inneschino o, laddove siano già stati innescati, si amplifichino fino a generare oscillazioni nei meccanismi di domanda ed offerta che potrebbero portare a soluzioni divergenti, bisogna in qualche modo calmierare il mercato, aspettando che si riequilibri da solo o intervenendo, ad esempio, con manovre sugli incentivi, o addirittura sull’offerta stessa. In questo modo, in un lasso di tempo in cui non intervengano ulteriori fattori di perturbazione del mercato, si potrebbe aspettare il riequilibrarsi della domanda con l’offerta (i prezzi finirebbero con l’adattarsi alla domanda).
I problemi sorgono quando la crescita è talmente rapida da sfuggire al riequilibrio tra domanda ed offerta e non lasciare il tempo di intervenire.
Ipotizziamo una situazione di mercato ideale, semplificata, in cui sia in corso una crisi di supply del feedstock: poniamo che i prezzi si alzino al punto tale che non sia piú conveniente installare moduli FV, e che dall’altra parte i margini di guadagno a monte della filiera crescano.
Questa situazione porterebbe ad eccedenze per un tot di MWp (poniamo 400 MW) di moduli in stock che potrebbero crescere fino ad un valore doppio (mettiamo quindi 800 MWp); se a questo punto i mercati europei affermati, ed in particolare il tedesco, rallentassero fino a fermarsi, ed i mercati emergenti non raggiungessero un tasso di crescita sufficiente a riassorbire queste scorte, ed inoltre i programmi di incentivazione fossero, per conseguenza logica, messi in discussione, i prezzi inizierebbero probabilmente a scendere ma parallelamente all’emersione di un comportamento di “attesa” che spingerebbe i consumatori a non comprare. Tale situazione comporterebbe uno sfasamento tra consumo e produzione pronunciato, che potrebbe portare da un eccesso di domanda ad un eccesso di offerta, e qualora non si agisse in tempo per limitare questo meccanismo che salterebbe alternamente da fasi di “euforia” a fasi di crisi il ciclo economico risulterebbe fortemente squilibrato ed oscillante.
La vera cosa preoccupante è che questo scenario non è poi tanto dissimile (almeno per la sua parte iniziale) dalla situazione che va profilandosi nel mercato attuale.
Per evitare concretamente situazioni di questo tipo, una soluzione potrebbe prevedere come obiettivi una crescita rapida del mercato nei limiti della sostenibilità (intorno al 20-30% annuo), una revisione dei meccanismi di incentivazione in maniera dinamica e flessibile, uno sviluppo maggiore dell’integrazione verticale della filiera produttiva (tramite una maggiore aggregazione delle industrie del settore), che comportasse una contemporanea redistribuzione dei margini produttivi e di guadagno, interventi pubblici e privati sul lato dell’offerta, ed infine degli investimenti consistenti che facciano fronte alla crisi dell’approvvigionamento del silicio (sviluppo del feedstock) e che puntino allo sviluppo di nuove tecnologie economicamente “sostenibili”.
In conclusione, per impedire che vengano superati i limiti di sostenibilità industriale dei tassi di sviluppo del mercato FV attuale, bisogna operare in una delle due strade: o riducendo i tassi di crescita, o aumentando la capacità produttiva.
In entrambi i casi si potrebbe avviare una fase di consolidamento, anche se questo non risolverebbe il problema di fondo; sarebbe pertanto necessario introdurre strumenti atti a guidare la crescita del mercato, e che vadano ad esempio nella direzione di variare gli incentivi e soprattutto rompere i monopoli della catena del supply, che rappresentano uno degli ostacoli maggiori all’abbassamento dei prezzi della tecnologia fotovoltaica.
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